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L’ex campione neroazzurro ha le idee chiare: “Il Toro è nei suoi anni migliori”, se però le incombenze del mercato e lo scenario post Covid-19 non dovessero permettere all’Inter di tenere Lautaro Martinez, l’alternativa sarebbe l’attaccante del Lipsia, Timo Werner.

Di questo e di molto altro parla lo “zio” Bergomi a La Gazzetta dello Sport, di Giroud che “può essere l’uomo giusto da ”riserva”: le partite si decidono nei finali, lui aiuta“, o di Esposito che invece avrebbe bisogno di “misurarsi con le difese: in B per vincere o con una piccola in A“.

Bergomi
© www.inter-news.it

Ecco l’intervista completa:

eppe, Lautaro è un ottimo giocatore o un progetto di fuoriclasse, di campione?
«Oggi è un ottimo giocatore. Io nelle mie classifiche, nelle valutazioni, sto sempre basso. I fuoriclasse al momento sono due: Messi e Ronaldo. Cristiano lo stimo per la fatica che fa a stare a quei livelli, anche con gli anni che passano, mentre l’altro è un genio. E poi io ho giocato negli anni 80 e 90 in una Serie A che ospitava tutti i top. Se noi diciamo che questi sono campioni, Van Basten cos’era? E Gullit? E Careca? E Matthäus? Io parto da questa base, non riesco a parlare con facilità di campioni. Ronaldo il Fenomeno era un fuoriclasse, Zidane era straordinario, Lautaro è un ottimo giocatore in crescita. Poi vedremo».

Quindi l’Inter può fare a meno di Lautaro, o deve fare di tutto per tenerlo?
«Domanda difficile, in questi casi va valutata la “fase” dei giocatori. E lui è in crescita: lo vedi che sta esplodendo, sta venen- do fuori. Al contrario di uno di cui si è parlato come possibile sostituto, Griezmann: non dico che non sia forte, ma Lautaro ha una parabola che sta crescendo, e prenderai i suoi anni migliori, l’altro è ancora bravo, ma sta scendendo. Per questo dico che bisogna fare tutto il possibile per tenerlo».

Quanto c’è di Conte e di Lukaku nella sua esplosione?

«Tanto, sia di Conte che di Lukaku. Perché Romelu è un generoso, gioca per la squadra. Ha il giusto egoismo da attaccante, ma ti sa dare anche la palla giusta, ti fa fare gol. E lui ne ha beneficiato. Con Icardi, ad esempio, la coppia non poteva funzionare. Funziona così, con quei due: in questo ha molti meriti anche Conte che li ha voluti insieme, li tiene insieme e li fa combinare bene. Lautaro ci mette del suo, ma lo hanno aiutato».

E al gioco del Barcellona si adatterebbe?
«Eccome. Andrebbe in un calcio diverso dal nostro e lui ha qualità. Guardate quando viene incontro alla palla e gioca di sponda: come la difende, ha la furbizia e la malizia giusta. In una squadra che palleggia tanto nella metà campo avversaria sarebbe sempre nel vivo. E poi lui dà anche una mano dietro».

Ma l’Inter ha le forze per trattenerlo?
«Beh, c’è una clausola, ci sono tanti soldi in ballo. Se te li danno tutti puoi anche pensare di andare a prendere qualcun altro».

Qualcuno come chi?

«Premessa: io terrei sempre il Toro. Poi, se dovessi essere costretto a sostituirlo, punterei su Werner, del Lipsia, perché ha una velocità impressionante. L’Inter ha bisogno di qualcuno che dia profondità, perché la forza fisica ce l’ha con Lukaku. Se ti danno 110 milioni vai a prendere uno che ha gamba. Il calcio moderno si basa molto su questo, sulla fisicità e sulla gamba. E Werner è veloce, cattivo, “rabbioso”, ha lo strappo. All’Inter non serve un altro tipo di punta. Nel calcio di oggi uno molto piccolo deve avere doti straordinarie, se no avrà vita dura».

Griezmann si adatterebbe peggio?
«Con Griezmann saresti quasi costretto a spostare Lukaku più da centravanti vero e usare il francese come pendolo dietro di lui. Sarebbe quasi un 1-1, non due punte. Perché il francese non può giocare spalle alla porta come Lautaro, è un altro giocatore. E se viene indietro occupa una zona da trequartista dove si pensa possa agire un’evoluzione di Eriksen. E quello era anche il posto di Sensi. A quel punto le alternative aumentano troppo, forse».

Giroud non è ingombrante come semplice vice-Lukaku?

«All’età che ha può adattarsi bene al ruolo. Deve capire, se non lo ha già fatto, che è un compito importante, perché l’Inter con due punte titolari ne deve avere altre due di livello dietro. Poter contare su uno come Giroud peserebbe, perché le partite si risolvono spesso nel finale, quando devi alzare la palla, non puoi andar dentro con la giocata pulita. Lui in questo ti può aiutare molto. E nel calcio attuale parlare di “riserve” è relativo».

Sanchez ha avuto poche oc- casioni di fare il titolare ag- giunto.
«L’infortunio lo ha frenato, stava crescendo, mi sarebbe piaciuto vederlo con la continuità di una stagione sotto Conte».

E poi c’è Esposito. Tenerlo o mandarlo in prestito a gioca- re?
«In passato, su altri come lui, ne ho sentite tante. Si dice: “così sta a contatto con i grandi campioni”. Per me bisogna giocare, fare esperienza per tornare pronto. Restare ha senso se sei il primo cambio dopo le due punte, ma è un ragazzo del 2002, mi sembra un po’ presto. Può giocare in B in una squadra che punti a vincere, o in A come ha fatto Salcedo quest’anno. Poi certo, nessuno ti garantisce il posto anche nelle “piccole”, però per lui è importante confrontarsi con le linee difensive avversarie, mettere minuti».

 
 

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