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Perquisizione della Finanza in FIGC, indagine sul Chievo?

Inchieste controverse, errori procedurali e qualche uscita infelice hanno portato la procura della FederCalcio nel mirino della giustizia ordinaria. Questo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano.

Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza si è presentata negli uffici della Figc, dove, oltre ad aver acquisito dei documenti relativi all’inchiesta sulle plusvalenze fittizie del Chievo Verona, hanno voluto soprattutto vedere il contenuto del computer di uno dei procuratori aggiunti (il quale prevalentemente si occupa di prova tv e deferimenti dei tecnici).

Lo scopo dell’accertamento non è ancora del tutto noto. Quel che è certo è che anche la giustizia ordinaria sembra interessata alla giustizia sportiva, tanto discussa e criticata nell’ambiente per via di alcuni fatti recenti. Di cui uno è proprio il “caso Chievo”: la scorsa estate la società del presidente Campedelli si era salvata grazie a un vizio procedurale che aveva mandato in fumo mesi di indagine, costringendo a rifare il processo (poi concluso con una penalizzazione soft sul campionato in corso).

Con quelli che poi sta succedendo in Serie B con il “caso Palermo” (con i siciliani retrocessi d’ufficio e play-out annullati), che qualche dirigente della Figc ha deciso di chiedere conto ufficialmente dell’operato degli organi di giustizia sportiva, con un accesso agli atti presentato da alcuni consiglieri.

I risultati sembrano un po’ discordanti, ad esempio la Procura risulta avere un tasso di produttività altissimo, addirittura del 94% su quasi 1.400 fascicoli aperti. La percentuale, però, non è del tutto attendibile visto che include anche gli accoglimenti parziali (che non sono stati affatto dei successi, dove magari la procura aveva chiesto una pena pesantissima ed è riuscita a ottenere una sanzione minima).

Dal report emergono anche altri dati che mostrano i tempi biblici, che sembrano ormai essere comunque un retaggio della magistratura italiana generale, con i quali vengono svolti i lavori della giustizia sportiva. Ad esempio i 149 giorni (quasi 5 mesi) di tempo medio per l’iscrizione nel registro della notizia di illecito dopo la sua acquisizione. Oppure i 30 giorni che passano per la definizione dei giudizi in Corte di appello (quelli che hanno paralizzato i campionati): “tanto” anche per stessa ammissione della Figc, “pur considerando che il tempo attualmente previsto dal codice è di 60 giorni”, dice un portavoce della Federazione. A questo bisogna poi anche aggiungere i costi elevatissimi, complessivamente quasi 3 milioni di euro l’anno, a fronte di risultati che sembrano essere soddisfacenti solo sulla carta.

La riforma della FIGC

All’orizzonte c’è però la riforma del codice Figc, considerata una priorità dopo il pasticcio dei ricorsi in Serie B in cui un grosso ruolo hanno avuto proprio i tribunali federali. Tempi più rapidi, terzietà dei giudici e afflittività della pena sono i punti all’ordine del giorno, e per procedere si attende solo la riforma a monte del Coni, che a sua volta individuerà un iter apposito per i ricorsi sulle iscrizioni ai campionati.

Dopo varie gestioni, dove qualcuna ha avuto comunque il merito di portare dei risultati (come il procuratore Giuseppe Pecoraro che è andato a fondo sull’inchiesta sulle infiltrazioni della mafia nella curva della Juventus), la giustizia sportiva dovrà in ogni caso cambiare.

 
 
 

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