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Il crudele destino del tecnico argentino 

Hector Cuper
© www.thenational.ae

Ha cominciato la sua carriera in patria come eccellente difensore centrale (le cronache dell’epoca lo riportano come tecnicamente molto dotato), vincendo anche qualche campionato argentino. Da allenatore poi ha iniziato a piccoli passi facendosi spazio nell’ultimo club in cui ha giocato, fino ad arrivare all’Olimpo del calcio… o quasi.

Se nel calcio però non ha avuto molta fortuna (soprattutto da allenatore), la vita gli ha però donato la cosa più bella, una moglie e due figli con i quali uscire a testa alta dalle sconfitte. Cosa che lui ha comunque sempre fatto, forse è per questo che lo chiamano el hombre vertical (“l’uomo tutto d’un pezzo”).

IL CALCIATORE

Trascorre gran parte della sua carriera nelle fila del Ferrocarril Oeste (1976-1989), formazione guidata dal leggendario Carlos Timoteo Griguol, con una stagione nel mezzo all’Independiente Rivadavia (1077-78).

Con questa importante squadra, di nobile tradizione ma poco conosciuta in Europa, Cuper si è aggiudicato il titolo di campione argentino nel 1982 e nel 1984, riuscendo a conquistare la nazionale, allora allenata da Cesar Menotti, con cui ha avuto l’onore di disputare ben otto partite ufficiali.

Sul finire della sua carriera di calciatore professionista Cuper venne acquistato dal Club Atlético Huracán, forse non un top club ma che gli ha permesso di concludere una carriera più che dignitosa. Proprio quest’esperienza risulta essere fondamentale, per il suo proseguo nel mondo del calcio, come trampolino di lancio verso la successiva carriera da allenatore.

L’ALLENATORE

L’argentino resta infatti sulla panchina del club dal 1993 al 1995, accumulando esperienze sufficienti per tentare il salto verso un club che puntasse a vincere. Passa così all’Atletico Lanus.

Allena il Lanus per due stagioni, aggiudicandosi il titolo di campione nel 1996 nella Coppa Conmebol (ora Copa Sudamericana, l’equivalente dell’attuale Europa League), meritando le attenzioni oltreoceano, nel calcio che conta quello europeo.

Viene così contattato dal Mallorca, che prema per averlo sulla propria panchina. Hector Cuper decide di affrontare anche questa sfida, firma il contratto e con gli spagnoli disputa due campionati ne LaLiga. Vince la Supercoppa spagnola nel 1998 e l’anno successivo raggiunge la finale della Coppa delle Coppe, finale poi persa contro la Lazio.

Nell’estate del 1999 passa al Valencia, con la quale vince nuovamente la Supercoppa di Spagna e raggiunge per due volte il traguardo della finale di Champions League, uscendone sconfitto in entrambi i casi (nel 2000 contro il Real Madrid e nel 2001 contro il Bayern Monaco).

Le sconfitte sono ferite dure da rimarginare e due consecutive sono forse risultate troppe per il tecnico argentino, che decide di affrontare una nuova sfida: l’Italia.

Atterra su suolo italiano con il difficile compito di ristabilire le sorti dell’Inter, società dal passato più che glorioso ma in crisi da tempo, ma soprattutto che ha fin troppa dimestichezza con le sconfitte cocenti.

Con il club meneghino, il cui Presidente era ancora il buon Massimo Moratti, ottiene risultati altalenanti e mai entusiasmanti. Lo scudetto gli sfugge di mano per ben due volte, nella stagione 2001-02, annata del famoso 5 maggio: dopo un ottimo campionato che vede l’Inter sempre al comando, all’ultima giornata la squadra di Cuper perde contro la Lazio finendo addirittura terza.

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L’anno successivo (stagione 2002-03) poi non inizia bene, con Ronaldo [Nazario De Lima] che abbandona la squadra milanese per passare al Real Madrid proprio (spiegherà poi il fenomeno brasiliano) per il cattivo rapporto che aveva con l’allenatore.

Alla fine di quel campionato l’Inter arriverà seconda dietro la Juventus allenata da Marcello Lippi ed eliminata dal Milan nel prestigioso derby in semifinale di Champions League.

Neanche il campionato 2003-2004 inizia coi migliori auspici, infatti il presidente nerazzurro Massimo Moratti, dopo molte delusioni dall’avvio di stagione, decide di sostituirlo con Alberto Zaccheroni.

La stagione successiva, 2004-2005, torna al Mallorca dove ottiene una salvezza inizialmente insperata; l’anno seguente però la situazione precipita e nel marzo del 2006 si dimette. Nel 2007 ritenta con un altro club spagnolo, il Real Betis, il quale dopo la sconfitta interna contro l’Atletico Madrid il 3 dicembre, dopo solo 14 giornate di campionato viene sollevato dall’incarico.

Torna in Italia nel marzo 2008 per prendere le redini in mano di un Parma che non naviga in buone acque, andando  a sostituire l’esonerato Domenico Di Carlo, ma dopo poche partite, ad una giornata dalla fine del campionato, viene esonerato.

Dopo Parma, l’allenatore argentino inizia a girovagare prima per l’Europa e poi per il Mondo, dove allena sia club che nazionali, le quali gli portano altri dolori: l’Aris Salonicco con il quale perde la Coppa greca e l’Egitto con la quale perde la Coppa d’Africa.

L’ETERNO SECONDO

La “maledizione di Cuper” inizia in Argentina, nel lontano anno 1994, quando allena lo Huracan e all’ultima giornata del torneo di Clausura gli basta un pareggio contro l’Independiente per diventare campione. Nulla da fare, la sua squadra perde, gli avversari si prendono primo posto e titolo. L’anno successivo allena il Lanus, con il quale vince nel 1996 il suo primo trofeo: la Coppa Conmebol, l’equivalente dell’attuale Copa Sudamericana (la nostra Europa League). Quindi l’arrivo in Europa: lo vuole il Maiorca, dove approda nella stagione 1997/1998. Porta la squadra in finale di Coppa del Re, in cui perde ai rigori contro il Barcellona. Grazie a questa finale, però, si qualifica per la Supercoppa di Spagna, che vince proprio in finale contro il Barça e per la Coppa delle Coppe. Cosa succede? Perde in finale contro la Lazio di Vieri. Cuper passa quindi al Valencia, scrive pagine di storia. Tristi, ma pur sempre di storia. Vince un’altra Supercoppa, ma perde due finali di Champions League consecutive: contro il Real Madrid, nel 2000, e contro il Bayern Monaco ai calci di rigore nel 2001 a Milano.

Il destino ha poi voluto che dopo la finale approdi proprio all’Inter: 5 maggio 2002, ultima giornata di campionato. L’Inter di Ronaldo è prima in classifica e all’ultima giornata va a giocare all’Olimpico contro la Lazio. Perde 4-2 e si fa scavalcare da Juve (che vince lo scudetto) e Roma, chiudendo al 3° posto. L’anno successivo chiude di nuovo secondo, sempre dietro la Juve. La maledizione continua anche in Grecia: sono passati 7 anni dall’ultimo 2° posto e Cuper si trova ad allenare l’Aris Salonicco, dopo aver girovagato per l’Europa. Porta la squadra in finale di Coppa di Grecia e, manco a dirlo, perde contro il Panathinaikos.

Non pago delle sconfitte con squadre di club, il buon Hector decide di tentare anche con le nazionali, e se con Georgia (nessun risultato rilevante) e Uzbekistan (che attualmente allena ancora e che è uscita agli ottavi della Coppa d’Asia 2018) non c’è molto da registrare, è con l’Egitto che esce fuori nuovamente l’eterno secondo che è in Cuper. Infatti perde la finale Coppa d’Africa 2017 contro il Camerun, spuntando una nuova casella nell’albo dei suoi fallimenti, anche se quella sera in fondo Hector avrà sperato che la “maledizione delle finali” potesse finire.

 
 
 

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