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Di arbitri in queste settimane non ha parlato quasi nessuno, ma Marcello Nicchi, 67 anni, Presidente Associazione italiana arbitri al terzo mandato, ha dichiarato che la categoria arbitrale è pronta a qualsiasi eveninenza.
Si mantiene cauto, dato il suo ruolo istituzionale e quando parla di ripartenza del calcio cerca di evitare polemiche. Ma l’anima toscana e il dna di ex arbitro prendono comunque il sopravvento: «Siamo ancora dentro al tunnel e vedo che c’è già chi è pronto a creare polemiche sugli arbitri e chi si inventa fake news. Se vogliamo che il calcio riparta davvero mettiamo a tacere gli sciacalli…».

Nicchi
© www.violanews.com

Ecco l’intervista integrale rilasciata a La Gazzetta dello Sport:

Presidente Nicchi, si riparte?

«Non sono uno scienziato e non spetta a me dirlo. Quello che vie- ne ipotizzato oggi, potrebbe cambiare domani. Purtroppo le date non le decidiamo noi, ma il virus attraverso il numero di contagi e decessi. Il semaforo verde spetta a politici e medici: bisogna rispettare le disposizioni governative e sanitarie. Io attendo, per il mio ruolo di garante di tutta l’associazione italiana arbitri, di leggere attentamente i protocolli e avere tutte le garanzie per la salute. Sono state ipotizzate delle date, il 4 maggio per la ripresa degli allenamenti e fine maggio per le partite: abbiamo davanti 40 giorni, si comincia a intravedere un po’ di luce in fondo al tunnel e io mi auguro che sia possibile riprendere, non solo per il calcio ma per l’intero Paese. Pensare a fine maggio di ritrovarci nelle stesse condizioni attuali rappresenterebbe per l’Italia un problema enormemente più grave rispetto a qualsiasi discorso sportivo».

Si discute molto sugli even- tuali rischi di una ripresa.
«Se aspettiamo che i contagi arrivino a zero in tutto il Paese potremmo non ripartire mai. Un piccolo margine di rischio calcolato ci sarà, ma dovremo essere bravi a renderlo minimo attraverso scelte di buon senso. Per il settore arbitrale penso ad esempio a designazioni che prevedano viaggi brevi e spero che non vengano subito impugnate da chi vuole fare polemica. Ci sono tante categorie che anche oggi sono in attività, dai medici, veri simboli di questa pandemia, a chi lavora nei supermercati, negli uffici o nelle redazioni dei giornali. Possono tornare a farlo anche atleti e arbitri, se adeguatamente seguiti e controllati. Perché c’è bisogno di ripartire, ma lasciamo gli eroismi a chi salva le vite non a chi corre dietro a un pallone».

I “suoi” arbitri sono pronti?

«Si lo sono e lo dico con orgoglio. Di noi si parla sempre poco e quasi sempre in negativo, magari per un fallo non fischiato che si vede solo dopo 10 moviole, e si dimentica che la nostra è una struttura imponente e che funziona. Siamo un motore indispensabile del calcio e mi lasci dire che oggi siamo un paio di mesi avanti a tutti. Come Aia sia- mo vicini a tutti i nostri 33 mila iscritti e ogni sera ci preoccupiamo di mandarli a letto tranquilli: facciamo riunioni quotidiane, video e telefoniche, e con i presidenti di sezione cerchiamo di risolvere i problemi. Tutti gli arbitri si sono allenati in questo periodo seguendo tabelle personalizzate preparate in base alle singole esigenze e alle situazioni logistiche e alle disponibilità di spazio. E parlo di tutti gli iscritti non solo dei fischietti di A. Su di loro comunque il designatore Rizzoli mi ha garantito che sono in buone condizioni».

Dal 4 maggio, o dopo, andrete anche voi in ritiro ad allenarvi?

«Non possiamo comportarci come una squadra di club e portare in ritiro un mese arbitri che vengono da tutta Italia. Ma visto che si sono allenati basterà un primo ciclo di 7-10 giorni per riprendere la forma ottimale. Teniamo presente che l’arbitro non deve affrontare contrasti e scontri fisici. Poi a ridosso delle competizioni ci sarà un altro mini ritiro. Con test, controlli e tamponi».

Dove pensate di fare questo primo mini ritiro?
«Coverciano fino a metà maggio è inagibile perché la struttura è stata utilizzata per ospitare malati di Covid. Ma ci sono alcune strutture in Toscana e nel Lazio con campi, foresteria e centri medici. Forse a fine maggio potremmo tornare a Coverciano».

Se si riprenderà, lo si farà con laVar?
«Sì, la società che si occupa di tutta la tecnologia ci ha assicurato che le stanze con le apparecchiature negli stadi saranno sanificate e si manterranno le distanze di sicurezza. Forse diminuirà il numero di persone: oggi sono sei, potrebbero essere meno, ma la Var ci sarà».

Una sua dichiarazione su un’ipotesi di ripartenza senza Var aveva fatto discutere…

«Torniamo al discorso iniziale delle polemiche e degli sciacalli… Avevo solo detto che bisognava valutare bene i termini di sicurezza. Siamo in una pandemia, come fossimo in guerra, e in certe situazioni si fa quello che si può. Se non fosse stato possibile utilizzare la Var? Avremmo deciso di non chiudere la stagione per questo?».

Altro tema discusso: l’ipotesi di arbitri che dirigano nella città o regione di appartenenza
«È nostra intenzione scegliere gli arbitri più in forma per le partite più importanti senza vincoli geografici. Però partiamo da due presupposti: il primo è tutti i nostri arbitri offrono garanzie; il secondo è che arbitri e assistenti non viaggiano su pullman o charter come le squadre. Lo fanno per conto proprio con macchina, treno o aereo. Se possiamo permettere a un arbitro di raggiungere la partita di competenza senza attraversare mezza Italia non è meglio? Speriamo non ci sia bisogno di queste attenzioni, ma se ce ne fosse è giusto salvaguardare la salute. O vogliamo affermare che un arbitro professionista, se la pandemia lo rendesse necessario, non potrebbe arbitrare la squadra della propria città? Io questo lo rifiuto».

Una insana abitudine: arbitri accerchiati da giocatori a un centimetro dal loro volto…

«Voglio sperare che non avvenga più, sarebbe veramente inammissibile. Se ripartiremo cerchiamo di affrontare questo finale di stagione senza isterie e con buon senso. Chi non ha fiducia negli arbitri in questo momento, faccia il favore: cambi sport».

 
 

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