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Nel mondo del calcio sottosopra per l’incertezza sulla ripartenza condizionata dall’emergenza co- ronavirus, si apre un altro fronte. Meglio sarebbe dire che si riapre. Ieri, proprio dopo l’incontro con il ministro dello sport Vincenzo Spadafora, l’assemblea dei club della Serie B ha approvato un documento in chiede esplicitamente alla lega di A di «rispettare gli accordi» e alla Federcalcio di farsi garante di questa richiesta. A distanza di 11 anni dal «divorzio», fra le due leghe ballano ancora diversi soldi. Almeno è questo che dice il comunicato firmato all’unanimità dai club della B. Che ha anche deciso di destinare alla Protezione civile la donazione a favore delle famiglie di medici e infermieri morti nella lotta al coronavirus.

1,5 per cento che balla

La cifra reclamata dalla B alla A è di 16-17 milioni, l’1,5 per cento della torta dei diritti televisivi del campionato maggiore. La richiesta è che il contributo torni alla sua quota originaria, quella stabilita nel contratto di separazione siglato nel 2009, passando dal 6 al 7,5 per cento. Il linguaggio del comunicato non fa cifre, ma non c’è bisogno di decriptare la posizione dei club della B: «L’Assemblea ha deciso di inviare a Lega serie A e Federazione una lettera in cui si chiede, in continuità con le richieste già avanzate lo scorso febbraio, il rispetto degli accordi di separazione fra Serie A e B firmati dal 2009 e, inoltre, dei contributi solidaristici delle squadre promosse nella serie maggiori, temi questi fondamentali per la sostenibilità del sistema, soprattutto se posti in relazione ai rapporti fra leghe presenti in altri contesti europei dove si esprimono ben altri e più importanti valori». Il riferimento agli altri «contesti» riguarda il fatto che in altri Paesi la quota di mutualità sia superiore, «fra il 12 e il 20 per cento» si fa notare in Lega B.

Una vecchia storia

Il tema della divisione delle risorse della mutualità ha subito negli anni diverse rivisitazioni normative. Questo 10 per cento prima comprendeva anche gli altri sport, anche attraverso una Fondazione, poi ha finanziato direttamente il calcio con una divisione della fetta fra B e Lega Pro. Ora si tratta di vedere come risponderà la Lega di A. Che nega l’«accordo non rispettato». E fa riferimento alle cifre della mutualità in questi 11 anni di separazione: 1 miliardo e 100 milioni di euro. Nell’ultimo anno sarebbero stati 135. Sempre verso le due direzioni: B e Lega Pro.

Ripartenza

Insomma, proprio nel momento in cui il calcio è in piena tempesta Covid-19, torna alla ribalta una vecchia vertenza. Una situazione che si incrocia anche con la complessa dinamica della ripartenza. La B, infatti, ha manifestato l’intenzione di portare a termine la stagione, ma rispettare il protocollo studiato dalla commissione medica della Figc, comporterebbe grandi sforzi economici. Basta pensare soltanto alla necessità di avere a disposizione un centro di allenamento con foresteria chiuso all’esterno. Una condizione che da sola rischia di creare problemi insuperabili alla ripresa del campionato.

 
 

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