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Probabile ripartenza il 16 maggio

Ripartire, sì. Anche presto, perché altrimenti ne andrebbe della sopravvivenza della Bundesliga. «E’ l’unica possibilità per tenere in vita la Lega», ha detto ieri Christian Seifert, dirigente della Federcalcio tedesca. Ma ripartire senza arroganza, senza voler mettere il calcio davanti ai bisogni della gente. Senza sostituirsi alle decisioni della politica, alle imposizioni necessarie dei medici. Nell’illustrare il piano di riavvio del campionato, con condizioni anti virus, l’amministratore delegato della Dfl, la Lega tedesca, sembrava quasi volesse alzare un dito e sottovoce chiedere: «Possiamo?».

La palla alla politica

Deciderà la conferenza dei ministri dello Sport del 30 aprile, con la presenza della Cancelliera che la settimana scorsa aveva vietato tutte le manifestazioni di massa fino al 31 agosto. Ma le partite a porte chiuse non avrebbero il pubblico, sarebbero vere «partite fantasma», come le chiamano loro. E anche se è stata proibita pure l’Oktoberfest, la scappatoia per il calcio era già sembrata chiara.

Ma il mondo del pallone in un momento così delicato non vuole avere corsie preferenziali, non deve riflettere l’immagine di essere ancor più uno spazio per privilegiati. Così il numero uno della Lega non ha dato annunci ufficiali, tantomeno date. Ha detto soltanto: «Se ci danno il via libera, noi saremo pronti». In un documento interno, le 36 società che si sono parlate in video conferenza all’assemblea straordinaria hanno prospettato tre tipi di calendario con due date di inizio: 9 o 16 maggio (più probabile). «Escludo la prima settimana di maggio – ha spiegato Seifert – ma se ci dovessero far partire il 9, ci saremo».

Le tv pagano

I soldi delle tv sono assicurati. Circa 300 milioni dalle varie emittenti (tranne una in subappalto) arriveranno nei prossimi giorni nelle casse delle società. Eviteranno alcuni fallimenti per mancanza di liquidità: erano 13 su 36 i club a forte rischio. Ma se non si tornerà a giocare, o se ci si dovesse fermare di nuovo, buona parte del denaro andrebbe restituito.

Le precauzioni

La perdita in caso di stop definitivo è stata valutata in 770 milioni di euro. I due maggiori campionati tedeschi danno lavoro a 56.081 persone, negli ultimi dieci anni si è registrato un incremento del 52%. La componente sportivo economica non deve però superare il grado di rischio sanitario. La Lega aveva istituito una task force medica, al cui vertice c’è il professor Tim Meyer, che segue la nazionale e che ha redatto un manuale di comportamento. Sempre considerato che «non si può evitare al 100% la possibilità di infezione», ma va valutato «un rischio sostenibile di salute». Questo il numero massimo delle persone ammesse durante le partite: 98 tra campo e spazi interni, 115 in tribuna, fino a 109 all’esterno. Foto di squadra vietate, niente bambini all’ingresso in campo, misure igieniche e distanze rigorose. In panchina anche due-tre posti liberi e uno occupato. I giocatori verrebbero sottoposti a test almeno una volta alla settimana e anche il giorno prima della partita, con risultati a sei ore dal calcio d’inizio. Circa 20 mila tamponi sono previsti, con una spesa di due milioni. Cinque laboratori hanno assicurato di poter svol- gere le analisi senza rallentare il lavoro sui test delle altre persone. Il numero richiesto dal calcio costituisce lo 0,4 per cento della capacità nazionale. L’intralcio alla salute, e alla morale, pubblica è l’aspetto continuo da evitare. Il calcio cerca di muoversi con delicatezza.

I comportamenti

Distribuiti anche manuali di comportamento nei centri sportivi e negli hotel: durante la settimana anche il consiglio di mettere da soli gli indumenti in lavatrice, senza coinvolgere i magazzinieri. Temperatura provata prima di ogni seduta, guanti e mascherina per gli esercizi in palestra. Negli alberghi squadra isolata, soltanto il personale del club può mettere in tavola il cibo o entrare nelle camere; temperatura di 21 gradi e 50-60% di umidità; divieto di recarsi in area wellness o fitness; divieto di toccare con le mani i tasti degli ascensori, porte o corrimano. Finora sono stati 14 i casi di positività. Se succedesse durante il campionato, saranno prese decisioni con il ministero della salute, ma senza comunicarlo alla stampa. L’intenzione è quella di mandare solo il contagiato in quarantena, però questo argomento è scivoloso. «Se ci diranno di fermarci, ci fermeremo».

Un passo avanti

La Bundesliga già dal 6 aprile ha ripreso gli allenamenti sul campo, seppur a gruppi divisi. Il ritorno alla normalità appare probabile e veloce. Ma adesso nessuno si sbilancia, nemmeno sulla giornata in cui si ripartirà. «Non possiamo dire quando giocheremo, saremmo arroganti e non è il nostro compito. Noi dobbiamo dimostrare come ci faremo trovare pronti quando ci sarà dato il segnale di poter giocare», ha detto Seifert. In Germania ieri erano 150.102 i positivi, con 5261 decessi.

 
 

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