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Svolta epocale o misura d’emergenza? presto per una risposta, ma non si può negare che il calcio stia decisamente per cambiare. Sono all’orizzonte 5 cambi (in tre «slot») in 90 minuti, addirittura 6 se si andrà ai supplementari. Una novità applicabile a quasi tutte le partite fino al 31 dicembre 2021. Una misura temporanea ma che — in caso di accoglienza favorevole — potrebbe diventare una regola del calcio. Ieri la Fifa l’ha proposta all’International Board che dovrebbe approvarla entro fine maggio, prima comunque dell’eventuale ripartenza dei tornei. Una misura non obbligatoria, a discrezione degli organizzatori, dalla Figc all’Uefa. Ma sarà difficile dire «no», visto che è stata pensata proprio per alleviare il carico di partite estive.

Evitare infortuni

La Fifa non aveva tutta questa voglia di rivoluzioni . Tutti sperano che il calcio riparta — per motivi sportivi, economici, psicologici… — ma c’è il pericolo di dover costringere i calciatori a carichi straordinari (anche tre partite in sette giorni) e non estemporanei (due mesi). Come ha precisato un portavoce di Zurigo, «il primo obiettivo della Fifa è la salute. Il calcio potrà ripartire soltanto quando le autorità e i governi dichiareranno che non ci sono rischi sanitari. Nel caso, per evitare il potenziale aumento di infortuni, sarà autorizzato un numero più ampio di cambi». Eccoci al punto.

Cambi: 5, anche 6

Ammessi quindi 5 cambi (rispetto ai 3 finora previsti). Per evitare che la sostituzione diventi ”arma tattica” per spezzare il gioco, per guadagnare tempo, eccetera, andranno rispettati i tre «slot». Per cui i tecnici potranno chiedere due sostituzioni doppie: 2+2+1, 2+1+2 e 1+2+2, ecco le tre possibilità in 90’. In una partita che va ai supplementari (nei quali è ammesso già il quarto cambio) si potrà arrivare a 6 sostituzioni.

Fino a dicembre ‘21

La novità si potrà applicare fin dalla ripartenza a tutti i tornei interrotti. Si estenderà anche ai tornei che cominciano nel 2020 e nel 2021, a patto che finiscano entro il 31 dicembre 2021. Un esempio chiarisce il concetto: il campionato e la Champions in corso e prossimi (2020-21) possono arrivare a 5/6, considerando che la nuova stagione sarà presumibilmente molto compressa; campionati e Champions 2021-22, invece, torneranno all’antico. A meno di un gradimento clamoroso. La novità si estende anche a tutte le partite delle nazionali sempre entro il 31 dicembre ’21. E quindi anche all’Europeo.

La A sì, la Champions?

Però «decidono gli organizzatori», ha aggiunto il portavoce Fifa. In Italia non ci sono dubbi: la Federcalcio è stata forse la prima a chiedere, più o meno ufficialmente, l’aumento. In caso di okay Ifab, sarebbe pronta ad estendere la novità a tutti i tornei. Nessuna reazione ufficiale dall’Uefa ma è difficile immaginare che, in caso di ripresa, e di Champions al fresco di agosto, non sia accolta la novità.

Tecnica o fisico?

Domanda: i 5/6 cambi favoriscono qualcuno? In teoria, le squadre con panchine lunghe, e di alto livello, dovrebbero avere vantaggi indiscutibili: esce Dybala entra Douglas Costa, esce Bentancur entra Pjanic… Però c’è un rovescio della medaglia. Tra giugno e agosto non è difficile immaginare sfide molto fisiche: un po’ come al Mondiale, quando si gioca ogni tre giorni e si arriva in finale senza energie.

Non è escluso che una squadra con 5 cambi “fisici” possa avere la meglio su giocatori tecnici ma agonisticamente in difficoltà. La risposta al campo. In attesa di un’altra risposta sulla “lettura” tattica delle partite: la speranza è che non si ripeta la confusione delle amichevoli dove i 6 cambi esistono già.

Primo cambio nel ’53

L’ultima novità risaliva al 2016: venne autorizzata la quarta sostituzione nei supplementari ai Giochi di Rio (e in Champions nel 2018-19). Il terzo cambio risale al 1995. L’anno prima, nel ’94, era stata introdotta la possibilità di tre sostituzioni, ma una era il portiere. Il primo cambio della storia risale all’11 ottobre 1953, qualificazioni al Mondiale ’54: in Germania-Saar (oggi länder tedesco), al 38’ del primo tempo, Eckel subentrò a Gottinger. Ne abbiamo fatta di strada (e di cambi) da allora.

 
 

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