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Finalmente la parola di Ronaldinho. L’ex milanista, agli arresti in Paraguay, rompe il silenzio. Il brasiliano è finito in carcere il 6 marzo ad Asuncion col fratello e procuratore Roberto Assis. Erano entrambi accusati di avere documenti falsi: passaporti e carte d’identità paraguaiane. Il 7 aprile, dopo il versamento della cauzione di un milione e 600 mila dollari, hanno ottenuto gli arresti domiciliari, non in Brasile, ma nell’elegante albergo Palmaroga di Asuncion mentre attendono di essere giudicati.

«È stato un grosso colpo. Non mi ero mai immaginato di potermi trovare in una situazione del genere», rivela Dinho a tre inviati del giornale paraguaiano Abc Color che l’hanno raggiunto in albergo. «Ho sempre cercato di raggiungere i più alti livelli e portare allegria alla gente con il mio calcio». L’ex giocatore ha detto pure di essersi recato ad Asuncion per la presentazione di un casinò on line e di un libro («Fuoriclasse di una vita»).

«Tutto ciò che facciamo – spiega Ronaldinho – viene regolato da contratti che sono preparati da mio fratello». E i documenti falsi? «Siamo rimasti sorpresi dal fatto che non fossero originali. Fin dall’inizio di questa storia, la nostra intenzione è stata quella di collaborare con la giustizia per chiarire i fatti. Abbiamo spiegato tutto ciò che gli inquirenti ci hanno chiesto. La fede mi aiuta, potremmo uscire da questa situazione il più presto possibile», afferma l’ex giocatore rossonero.

Ronaldinho arresto
© calciomercato.com

Per la mamma

Dinho sa già cosa farà appena sarà messo in libertà: «Baciare mia madre, che a casa sta vivendo momenti difficili per il virus. Ma anche lei ha la fede e la forza per tirare avanti». Dinho spiega poi al giornale che sperava di tornare in Brasile il 7 marzo dopo l’udienza per festeggiare il compleanno del figlio. Ha parlato anche dei momenti magici al Barcellona, delle difficoltà con la maglia del Brasile fin dalle nazionali giovanili, della conquista della Libertadores 2013 con l’Atletico Mineiro. In poco più di un mese nel carcere di Agrupacion Especializada ha giocato a pallone con altri prigionieri, firmato autografi e posato per le foto con loro. «Perché non farlo? Erano persone che vivevano momenti difficili come me». Ha anche ricevuto la visita di Carlos Gamarra, ex Inter ed ex nazionale paraguaiano: «Una brava persona, mi ha rincuorato».

 
 

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