La pubalgia è una sindrome dolorosa della regione anatomica dell’inguine che rientra tra le patologie da sovraccarico (microtraumi ripetuti nel tempo). Questa patologia interessa sopratutto gli sportivi che svolgono attività continuative ad alto livello in cui è richiesta un’intensa sollecitazione degli arti inferiori.
Nel calcio, ad esempio, sono molti i gesti tecnici che determinano sollecitazioni a carico della regione inguinale grazie all’azione combinata della muscolatura addominale ed adduttoria: calcio, dribbling, cambi di direzione, contrasti di gioco.

Quali sono le varie forme di pubalgia?
Le varie forme di pubalgia: approfondimento sulla sindrome retto-adduttoria
La sindrome retto-adduttoria è una delle forme più comuni e studiate di pubalgia, rappresentando una patologia che colpisce principalmente gli sportivi, in particolare gli uomini. Questa condizione rientra nelle tendinopatie inserzionali, cioè infiammazioni che interessano le inserzioni dei tendini sui muscoli. Nello specifico, coinvolge i muscoli adduttori della coscia e i retti addominali, due gruppi muscolari che si incontrano a livello del pube e lavorano in sinergia per stabilizzare il bacino durante i movimenti.
Incidenza e fattori di rischio
La sindrome retto-adduttoria rappresenta tra il 2% e il 7% degli infortuni sportivi, con una maggiore prevalenza negli sport che richiedono frequenti cambi di direzione, movimenti torsionali e sollecitazioni intense dell’area pubica, come il calcio, il rugby, il tennis e l’atletica leggera. Colpisce prevalentemente gli uomini a causa delle differenze anatomiche e funzionali nella struttura del bacino e della muscolatura rispetto alle donne.
Tra i principali fattori di rischio troviamo:
- Sovraccarico funzionale: Movimenti ripetitivi che causano un eccessivo stress sull’area pubica.
- Microtraumi ripetuti: Sollecitazioni di tipo torsionale o di trazione che interessano le inserzioni tendinee dei muscoli coinvolti.
- Fattori predisponenti:
- Alterazioni posturali, come l’iperlordosi lombare.
- Dismetrie degli arti inferiori, che alterano il carico biomeccanico durante i movimenti.
- Malocclusione dentale, che può influire sulla postura globale.
- Scorretto appoggio plantare, come il piede piatto o cavo, che modifica la distribuzione del peso e il carico dinamico durante l’attività fisica.
Sintomatologia: riconoscere la sindrome retto-adduttoria
Il sintomo principale della sindrome retto-adduttoria è il dolore localizzato nella regione pubica, che può irradiarsi verso l’inguine e, in alcuni casi, lungo la faccia interna della coscia. La sua intensità e modalità di comparsa variano a seconda della gravità della condizione.
Fasi iniziali (forme lievi):
- Il dolore si manifesta prevalentemente al risveglio o all’inizio degli esercizi fisici.
- Può attenuarsi o scomparire con il riscaldamento, rendendo possibile il proseguimento dell’attività sportiva.
- Si percepisce un senso di rigidità muscolare nella zona inguinale.
Fasi avanzate (forme gravi):
- Il dolore compare in modo improvviso durante l’attività fisica, spesso a seguito di movimenti bruschi o scatti.
- Può diventare così intenso da impedire il proseguimento dell’attività o addirittura rendere difficoltosa la semplice deambulazione.
- Nelle forme più severe, il dolore è persistente e continuo, peggiora con l’attività fisica e si allevia solo con il riposo.
Diagnosi differenziale
Poiché il dolore pubico può essere causato da altre condizioni, come ernie inguinali, lesioni osteoarticolari o patologie urologiche, è fondamentale una corretta diagnosi differenziale. La valutazione clinica include:
- Anamnesi dettagliata: Per individuare l’origine del dolore e la presenza di fattori predisponenti.
- Esame obiettivo: Test specifici che coinvolgono la contrazione contro resistenza degli adduttori o dei retti addominali.
- Imaging diagnostico: Ecografia, risonanza magnetica (RM) o radiografia per escludere lesioni strutturali e confermare l’infiammazione tendinea.
Cura e prevenzione della pubalgia
Come si cura la pubalgia?
Nel trattamento della patologia è molto importante intervenire subito e con decisione, eliminando le cause per evitare una cronicizzazione.
- riposo, per una durata variabile da alcune settimane ad alcuni mesi;
- trattamento farmacologico antiinfiammatorio locale e sistemico;
- utilizzo di mezzi fisici come Hilt terapia, Tecarterapia, per attenuare l’infiammazione ed agevolare la guarigione dei muscoli interessati
- esercizi di stretching dei muscoli adduttori, lavorando subito al di sotto della soglia del dolore; per la detenzione e il rilassamento muscolare
- esercizi di riequilibrio del bacino; ottimi gli esercizi di core stability
- esercizi di propriocezione.
Il trattamento si differenzia a seconda della fase clinica, suddivisa in acuta, subacuta e di ritorno sul campo.
La fase di ritorno in campo è una fase molto delicata e spesso sottovalutata, per questo si assistono a numerose ricadute. In questa fase si devono introdurre in maniera graduale andature, scatti, contrasti (negli sport di contatto) e gesti sport specifici, sempre più complessi. Fondamentale è associare esercizi preventivi di tipo posturale e di rinforzo eccentrico (sopratutto degli adduttori) per limitare più possibile le ricadute.
Come si previene la pubalgia?
La prevenzione è fondamentale, soprattutto per gli sportivi:
- Eseguire esercizi di riscaldamento e stretching prima di ogni attività.
- Potenziare la muscolatura del core per migliorare la stabilità del bacino.
- Evitare il sovraccarico e i movimenti ripetitivi senza adeguato riposo.
- Monitorare costantemente la biomeccanica, correggendo eventuali squilibri posturali.

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