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Ardon Jashari aspettava una partita così da diverse settimane. Dopo appena 80 minuti complessivi nelle prime tre giornate di Serie A, Ruben Amorim gli ha affidato una maglia da titolare nell’esordio europeo del Milan contro il Benfica, concedendogli la possibilità di dimostrare di poter essere qualcosa di più della semplice alternativa a Luka Modric. La risposta, però, non è stata quella sperata. I rossoneri hanno perso 2-0 a San Siro e il centrocampista svizzero, pur mostrando personalità nelle dichiarazioni del dopopartita, non è riuscito a cambiare ritmo a una squadra apparsa prevedibile e poco incisiva.

È proprio Jashari, però, ad aver scelto di metterci la faccia. Dopo il fischio finale non ha cercato giustificazioni né attribuito la sconfitta al nuovo sistema di Amorim. Ha parlato della necessità di assumersi responsabilità, ha riconosciuto le difficoltà nella creazione offensiva e ha ammesso anche un proprio errore nell’azione che ha portato al primo gol del Benfica.

Jashari titolare dopo settimane trascorse ad aspettare

La serata contro il Benfica arrivava in un momento molto particolare della stagione dello svizzero. Jashari aveva iniziato il campionato giocando 56 minuti contro il Torino, poi il suo minutaggio si era progressivamente ridotto: 16 contro il Venezia e appena 8 contro la Juventus. Amorim lo aveva utilizzato soprattutto come sostituto di Modric, evitando finora di schierare contemporaneamente i due centrocampisti con continuità.

Contro il Benfica, invece, l’occasione era importante proprio perché il tecnico portoghese aveva deciso di intervenire sulle rotazioni. Jashari è partito dall’inizio in mezzo al campo insieme a Yunus Musah, mentre Modric è stato gestito. Anche Omari Hutchinson ha ricevuto una chance dal primo minuto, ma il Milan non ha ottenuto le risposte che cercava dai giocatori utilizzati meno frequentemente.

Sky Sport ha valutato con 5,5 la prova dello svizzero, in una serata nella quale quasi tutta la squadra è rimasta sotto la sufficienza. Il Milan ha sofferto soprattutto nella capacità di trovare linee verticali e creare occasioni pulite nell’ultimo terzo di campo.

“Così non è sufficiente”

Le parole di Jashari nel dopopartita sono state probabilmente più significative della sua prestazione.

Il centrocampista ha spiegato che al Milan è mancato qualcosa sia con il pallone sia senza, sottolineando come una squadra che non riesce a esprimersi al cento per cento finisca inevitabilmente per concedere e creare poco. Poi ha aggiunto un concetto ancora più netto: “Così non è sufficiente”.

Non si è trattato di un attacco ad Amorim. Al contrario, Jashari ha ribadito la necessità di credere nel progetto e nel lavoro quotidiano. Il problema, secondo lo svizzero, riguarda soprattutto l’esecuzione: il Milan deve diventare meno prevedibile, trovare più soluzioni offensive e assumersi collettivamente la responsabilità quando una partita prende una direzione negativa.

È un messaggio particolarmente interessante proprio perché arriva da un giocatore che sta cercando spazio. Sarebbe stato facile concentrarsi sulla propria situazione personale; Jashari ha invece scelto di parlare soprattutto della squadra.

L’ammissione sul primo gol del Benfica

Il momento più delicato dell’intervista riguarda però il vantaggio portoghese.

Sul gol di Dodi Lukebakio, arrivato al 16’, il Milan perde il pallone e concede al Benfica la possibilità di attaccare una struttura difensiva non perfettamente posizionata. Jashari ha riconosciuto di essersi abbassato troppo e di non essere riuscito ad aiutare il compagno nella zona nella quale si sviluppava l’azione.

Non si è attribuito l’intera responsabilità della rete, ma ha ammesso che avrebbe dovuto essere più vicino.

È un dettaglio tattico importante per capire anche ciò che Amorim pretende dal centrocampista.

Il portoghese utilizza normalmente una mediana a due nella quale uno dei giocatori deve garantire non soltanto qualità nella prima costruzione, ma anche aggressività immediata quando la squadra perde il possesso. È proprio su questa seconda componente che Jashari deve ancora mostrare maggiore continuità.

Il problema non è la qualità con il pallone

Sul piano tecnico, infatti, il Milan non sembra avere dubbi particolari.

Jashari è stato acquistato nell’estate 2025 dopo una lunga trattativa con il Club Brugge e un investimento complessivo indicato attorno ai 37 milioni di euro. Il club aveva puntato su di lui pensando a un centrocampista capace di ricevere sotto pressione, verticalizzare e gestire il ritmo.

Il primo anno, però, è stato compromesso in larga parte dalla frattura del perone, che lo aveva tenuto fuori circa due mesi e gli aveva impedito di costruire continuità proprio nella fase iniziale dell’esperienza italiana.

Durante l’estate 2026, Jashari aveva dichiarato di voler finalmente mostrare “il vero me”, spiegando di apprezzare molto il calcio di Amorim e di considerare un privilegio poter lavorare accanto a Modric.

Le intenzioni erano chiare. Ora manca ancora la continuità sul campo.

Modric resta il riferimento della mediana

Il problema principale, almeno nelle prime settimane, si chiama Luka Modric.

Amorim sembra considerare Jashari soprattutto un’alternativa al croato e non necessariamente il giocatore ideale per affiancarlo. Con il nuovo 3-4-2-1 il Milan utilizza soltanto due centrocampisti centrali, riducendo di fatto uno spazio rispetto alla precedente struttura a tre.

Accanto a Modric, il tecnico ha preferito spesso Musah, giocatore più dinamico e incline agli inserimenti e alle corse senza palla. Jashari possiede caratteristiche differenti: tende maggiormente a chiedere il pallone, abbassarsi e partecipare alla costruzione.

È qui che nasce la questione tattica.

Per giocare insieme a Modric, lo svizzero deve dimostrare di poter offrire anche volume, recuperi e copertura. Altrimenti rischia di essere utilizzato principalmente quando il croato deve riposare.

La partita con il Benfica avrebbe potuto cambiare questa percezione. Non è successo.

Il Milan continua a faticare a settembre

La serata europea si inserisce inoltre in un momento complicato per tutta la squadra.

Il club rossonero ha sottolineato nel proprio resoconto ufficiale come settembre sia ancora senza vittorie e come sia necessario continuare a lavorare mantenendo fiducia nel nuovo progetto. In Europa League, dopo il ko contro il Benfica, il Milan resta a zero punti e tornerà in campo il 15 ottobre contro il Salisburgo.

Prima, però, c’è il campionato.

Domenica 20 settembre a San Siro arriva il Lecce e Amorim dovrà decidere se confermare alcune delle rotazioni viste in Europa oppure tornare immediatamente ai giocatori maggiormente utilizzati nelle prime giornate.

Per Jashari è già una prima verifica.

L’Europa può diventare la sua occasione

Una singola partita non può determinare la stagione di un centrocampista di 24 anni, soprattutto in un Milan che sta ancora assimilando un nuovo sistema.

L’Europa League, però, potrebbe rappresentare proprio la competizione nella quale Jashari troverà lo spazio necessario per cambiare le gerarchie.

Il calendario diventerà progressivamente più intenso e Modric non potrà essere utilizzato per novanta minuti ogni tre giorni. Amorim dovrà aumentare le rotazioni e lo svizzero avrà inevitabilmente altre occasioni.

La questione sarà sfruttarle meglio.

Il Milan non ha investito una cifra importante per avere semplicemente una riserva del croato. Jashari stesso non è rimasto durante l’estate per accontentarsi di pochi minuti. Entrambe le parti si aspettano una crescita evidente rispetto alla prima stagione.

Ora servono le risposte sul campo

Nel dopopartita contro il Benfica, Jashari ha utilizzato parole da giocatore consapevole del peso della maglia. Ha parlato di responsabilità, di aggressività e della necessità di produrre più soluzioni offensive.

Adesso quelle parole devono trasformarsi in prestazioni.

Il suo secondo anno al Milan era stato presentato come quello della vera ripartenza, senza l’alibi degli infortuni e con una preparazione completa alle spalle. Dopo quattro giornate di campionato e la prima notte europea, il quadro rimane ancora incompleto.

La partita con il Benfica gli ha consegnato finalmente una maglia da titolare, ma non ancora il salto nelle gerarchie. Jashari ha riconosciuto gli errori e chiesto al Milan di fare di più: la stessa richiesta, inevitabilmente, vale anche per lui.

 
 
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