mussolini calcio
 

Ligabue cantava “I duri hanno due cuori”, ed è vero, in fondo anche loro sono state, ed alcune sono, persone con dei sentimenti, anche se a far battere il loro cuore sarà probabilmente solo il proprio intorno e… la propria squadra del cuore.

In giro sul web ci sono molti articoli sull’argomento, ne è persino comparso uno in merito sul sito del tabloid inglese The Sun, intitolato ‘Football Crazies‘, che tratta di alcuni grandi cattivi della storia e della loro passione per il calcio.

Perchè anche i cattivi tifano. Iniziamo proprio dal più recente: Kim Jong-un, del quale il il senatore Antonio Razzi, amico storico del figlio del “caro leader”, dichiara essere “interista, e più volte ha seguito la sua squadra del cuore dal vivo”. Parole del politico abruzzese, liberi di crederci.

Altro illustre tifoso dell’Inter è Radovan Karadzic, ex persidente della Serbia, che pur essendo ora all’Aja per difendersi dalle accuse di crimini contro l’umanità, insiste nel farsi aggiornare sui risultati della sua “Amata”.

Altro cattivo “recente”, annoverabile ovviamente più tra i terroristi, che tra i dittatori è Osama Bin Laden. Il suo amore per l’Arsenal nacque durante una visita a Londra negli anni Settanta. Adam Robinson, autore di ‘Bin Laden: Behind The Mask Of The Terrorist‘, sostiene che anche negli anni Novanta l’ex nemico pubblico degli Usa avesse fatto qualche gita a Londra per guardare la sua squadra.

Altri cattivi sono tifosi dei “Gunners”, forse anche per via del loro nome così vicino alle armi. Come Ilich Ramírez Sánchez, meglio conosciuto come ‘Carlos lo sciacallo’, un terrorista venezuelano che sta scontando l’ergastolo in Francia, o l’attuale presidente del Ruanda e noto ‘appassionato’ di armi moderne, Paul Kagame.

Per chi tifavano i dittatori?

Passando ai dittatori in senso stresso, e andando sempre in senso cronologico, potremmo partire dal colonnello Gheddafi, il quale si dice avesse un debole per il Liverpool. Nel suo nascondiglio è stata infatti ritrovata una tazza con il logo dei Reds e ovviamente tutti giù a speculare, ma la domanda nasce spontanea: perché tenere una tazza del Liverpool se non si è tifosi?

Augusto Pinochet, sanguinario dittatore cileno tra gli anni settanta e novanta, ha utilizzato, come alcuni suoi predecessori, il calcio come pedina propagandistica del proprio modo di intendere la “politica”. Lui però a differenza degli altri ha fatto un utilizzo criminale di ambienti appartenenti più propriamente al calcio. Le leggende metropolitane che arrivano dal Cile raccontano di Pinochet tifoso del Colo Colo, ma alcuni fatti storici fanno intendere altro.

Partendo dal presupposto che non c’è una fonte certa su quale fosse la squadra preferita del dittatore, dopo il disastroso Mondiale del 1982 l’allora allenatore del Cile, Luis Santibáñez, decide di fare un passo indietro e firmare per una squadra di club, l’Universidad de Chile. Nulla di strano sin qui, se non nel fatto che il contratto sia stato firmato nel Palazzo Presidenziale cileno. Molti orrori sono poi stati commessi dallo stesso dittatore nello stadio della stessa squadra, uno stadio utilizzato come campo di concentramento e che oggi sulle sue pareti scrive: “Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro“.

stadio Nacional de Chile
Lo stadio Nacional de Chile di Ñuñoa – © golyfutbol.com

Anche su Francisco Franco la teoria è sempre la stessa: da buon dittatore (scusate l’ossimoro) era conscio del potere mediatico di questo sport e se ne servì per ingraziarsi un po’ tutti. Dapprima tifoso dell’Atletico Madrid, qualcuno racconta però che cambiò sponda della capitale spagnola dopo la prima vittoria europea del Real Madrid.

Ultimamente però un giornalista spagnolo, Alfonso Ussía, nato e cresciuto sotto il regime franchista, ha parlato di una terza squadra, ovviamente si tratta dell’altra big spagnola: il Barcellona. Il giornalista, intervistato da Marca, dice: “Franco non è mai stato madridista. Bernabéu mi disse che Franco ammirava soprattutto a Gento (ex stella del Real Madrid) però era totalmente tifoso del Barça. Condonò al Barça molti soldi e grazie a questo costruirono il Camp Nou. Franco era más culé que Piqué!“.

Leggi anche perché i tifosi del Barcellona si chiamano culés

Inutile tradurvi l’ultima parte, è abbastanza palese. Questa però ci fa capire come “El Caudillo” considerava il calcio come una probabile moneta di scambio per attuare le sue politiche. Altrimenti come avrebbe retto la sua dittatura per quasi 30 anni.

Francisco Franco calcio
Francisco Franco conversando con l’allora presidente del Barcellona, Enric Martí – © Marca

Altro nome che non può mancare in questa lista è quello di Adolf Hitler, l’ex pittore tedesco che ha cambiato per sempre la storia dell’umanità. Sempre secondo il The Sun, Hitler tifava per lo Schalke 04, squadra di Gelsenkirchen, cittadina vicino Dusseldorf, dal quale hanno sempre negato con forza che esistano prove reali che il dittatore tedesco fosse loro tifoso.

Iosif (Joseph) Stalin invece non ha mai nascosto la propria passione per la Dinamo Mosca, una delle due squadre di calcio più antiche della Russia. Il club, fondato nel 1887, dopo la Rivoluzione d’ottobre, passò addirittura sotto il controllo della polizia segreta di Lenin.

Per chi tifava Mussolini?

Benito Mussolini viene spesso accostato alla Lazio, forse più per il credo politico della tifoseria della squadra in questione che per sua vera e propria passione. Infatti Mussolini simpatizzava per il Bologna, squadra che negli anni Trenta era soprannominata ‘La squadra che tremare il mondo fa‘ perché erano forti forti veramente, e non per il tifoso “illustre”. Anche se il Duce non era un amante del calcio, lui preferiva gli sport “da uomini” come la boxe o quelli futuristi come l’automobilismo.

Mussolini inoltre utilizzava gli sport, non solo il calcio, per scopi di propaganda del regime, esaltando le figure di personaggi di prim’ordine come Primo Carnera e Tazio Nuvolari. Poi intuì che anche il football poteva servire a dare lustro al fascismo e non esitò a organizzare in Italia la Coppa del mondo del 1934 e a imporre alla nazionale di indossare la maglia nera contro i padroni di casa della Francia nei Mondiali di 4 anni dopo.

 
 
 

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